Anatocismo: il nuovo millennio

L’avvento del nuovo millennio è foriero di grandi novità in materia di anatocismo bancario. Dopo le prime avvisaglie di quello che sarebbe diventato il leitmotiv degli anni a venire (vedere articolo precedente: Anatocismo, anni ’90), arriva finalmente la delibera CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio) del 9 febbraio 2000, entrata poi in vigore il 22 aprile dello stesso anno.

L’aspetto più eclatante è senza dubbio quello della reciprocità. Mentre fino a quel momento le banche calcolavano l’applicazione degli interessi a debito ogni trimestre e quelli a credito solo annualmente, da adesso in ogni singolo conto corrente deve essere stabilita la stessa periodicità, sia per gli interessi a credito che per quelli a debito.

Altri aspetti significativi sono contenuti negli articoli 6 e 7:

Art. 6. […] Le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto.

Art. 7. Le condizioni applicate sulla base dei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente delibera devono essere adeguate alle disposizioni in questa contenute entro il 30 giugno 2000 e i relativi effetti si producono a decorrere dal successivo 1° luglio.

Inoltre, […] nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela.

Prima della fine dell’anno, un altro colpo viene inferto alla lobby bancaria: con sentenza della Corte Costituzionale del 17.10.2000, n.425, viene acclarata l’Illegittimità dell’art. 25, comma 3, del D. Lgs. 4 agosto ’99 n. 342 (decreto salva-banche). In questo modo, viene meno la possibilità per il CICR di sanare la nullità derivante dalla pattuizione anatocistica preesistente: “costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega l’art. 25, comma 3, d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342, nella parte in cui stabilisce che le clausole relative alla produzione di interessi sugli interessi maturati, contenute nei contratti bancari stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera del CICR), siano valide ed efficaci”.

Per i rapporti precedenti, si rende necessario che le nuove clausole di capitalizzazione siano oggetto di approvazione scritta del cliente, risultando illegittimo l’adeguamento in via generale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e comunicato per iscritto alla clientela. Per effetto della menzionata pronuncia della Corte Costituzionale, le clausole anatocistiche restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore.

Per riassumere, con l’avvento della deliberazione del CICR e delle sentenze della Corte di Cassazione del 1999 (vedere articolo precedente: Anatocismo, anni ’90) e della Corte Costituzionale appena citata, l’applicazione di interessi anatocistici sui saldi in conto corrente diventa ammissibile allorquando:

1) il contratto di apertura del conto corrente o del mutuo sia successivo al 22 aprile 2000 o, comunque,

2) sia stato “sancito bilateralmente” per iscritto con espressa accettazione da parte del cliente e, in ogni caso,

3) venga rispettato il principio di parità di trattamento tra il criterio di capitalizzazione degli interessi passivi e di quelli attivi, con applicazione del medesimo regime di calcolo dei relativi interessi composti.

Alcune semplici considerazioni. Pur con dei correttivi che soddisfano formalmente il palese sbilanciamento a favore delle banche che vigeva fino all’avvento della deliberazione del CICR, nei fatti quest’ultime continuano ad applicare l’anatocismo, con la magra consolazione (da parte dei correntisti) della stessa periodicità di capitalizzazione degli interessi.

Nella realtà, infatti, se un’impresa ha un’esposizione debitoria in conto corrente, siamo di fronte all’utilizzo di un credito o di un affidamento richiesti per sostenere la sua attività e non di certo a giacenze attive. Anche perché le banche hanno sempre praticato una spropositata e ingiustificata differenza tra il saggio degli interessi debitori e quelli creditori.

In un quadro del genere, in cui oltre l’80% delle imprese (percentuale ottimistica) presenta interessi debitori in conto corrente, la probabilità che si verifichi l’applicazione di interessi creditori risulta così remota che si può paragonare alle probabilità di vincita al lotto.

Sarà un caso che in Italia quasi l’85% dei laureati in statistica trova subito lavoro, prevalentemente in banche e assicurazioni?

In attesa dell’articolo successivo, potete consultare gli articoli precedenti all’interno del Blog GMedia:

Articolo 1: Anatocismo: le origini – Articolo 2: Anatocismo: primi fermenti

Articolo 3: Anatocismo: la Legge 108/96 – Articolo 4: Anatocismo: anni ’90

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