Anatocismo: l’avvento dell’euro

La ventata di novità (vere o pseudo-tali) introdotte a cavallo del millennio per contrastare il fenomeno dell’anatocismo bancario e dell’usura ha di fatto aperto una stagione ricca di contenziosi, ricorsi ed azioni per l’accertamento delle somme che, seguendo le fresche disposizioni in merito, sono state indebitamente calcolate dalle banche (vedere articoli precedenti: Anatocismo, anni ’90 e Anatocismo, il nuovo millennio).

Considerata la portata e l’enorme valenza economica della spinosa questione, da allora tutte le battaglie legali vengono affrontate inevitabilmente senza esclusione di colpi e sfruttando ogni centimetro quadrato di quel generoso terreno di scontro rappresentato da tutti e tre i gradi di giudizio ammissibili dal nostro ordinamento.

Ad onor del vero, da quel momento in poi il potere economico-politico ha instaurato un continuo braccio di ferro (tutt’ora in corso) con la magistratura, per cercare di difendere tutti quei privilegi acquisiti dal dopoguerra in poi, che rendevano il rapporto tra clienti e banche completamente sbilanciato a favore di quest’ultime.

Periodicamente, quindi, hanno visto la luce alcune sentenze con l’obiettivo di dirimere le infinite controversie tra le forze in campo.

In questo senso, è meritevole di menzione la sentenza di Cassazione a Sezioni Unite n. 21095/04, con la quale la Corte si spinge a dichiarare che le clausole che prevedevano la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi erano da ritenersi nulle anche se stipulate prima del cambiamento dell’orientamento della giurisprudenza del 1999:

Le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi configurano violazione del divieto di anatocismo di cui all’articolo 1283 c.c., non rinvenendosi l’esistenza di usi normativi che soli potrebbero derogare al divieto imposto dalla suddetta norma, neppure nei periodi anteriori al mutamento giurisprudenziale in proposito avvenuto nel 1999, non essendo idonea la contraria interpretazione giurisprudenziale seguita fino ad allora a conferire normatività a una prassi negoziale che si è poi dimostrata essere contra legem“.

In questo modo viene attribuito un effetto retroattivo all’inesistenza di un uso normativo giustificato ex articolo 1283 Codice Civile per quel che riguarda la capitalizzazione degli interessi passivi a scadenza trimestrale.

Altre due sentenze di Cassazione importanti sono la n. 4093 del 25/2/05 e la n. 25016 del 30/11/07. Entrambe ribadiscono, anche a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 425/00, che in tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, siffatte clausole sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e quindi, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c..

In buona sostanza, grazie anche a queste autorevoli pronunce che di fatto andavano ad ingrossare le fila di una corposa letteratura, durante il primo decennio del 2000 sono fioccate sentenze che, a vario livello, hanno confermato l’illegittimità di alcuni usi e la nullità di alcune clausole contrattuali, condannando di fatto gli Istituti di credito alla restituzione di tutte quelle somme addebitate in maniera impropria.

Non lasci ingannare la voluta semplificazione. La determinazione delle somme oggetto del contendere costituisce, ormai da una dozzina d’anni, una delicata materia di studio e lavoro da parte di appositi consulenti (Ingegneri e Periti di parte o d’ufficio) che cercano di districarsi tra le complesse formule finanziarie necessarie alla ricostruzione dei conti correnti, arricchite peraltro dalle solite storture interpretative delle norme a corredo.

Nella pratica, una corretta perizia sugli strumenti finanziari utilizzati (conti correnti, mutui, leasing, derivati etc) determina la solidità delle basi su cui impostare qualsiasi tipo di azione nei confronti delle banche, anche in caso di difesa da eventuali procedure esecutive.

È opportuno aggiungere che, nel caso di conti correnti affidati da almeno dieci / quindici anni, una minuziosa indagine e successiva ricostruzione del saldo permette al debitore, non di rado, di annullare il debito o addirittura di diventare esso stesso creditore nei confronti della banca.

In attesa dell’articolo successivo, potete consultare gli articoli precedenti all’interno del Blog GMedia:

Articolo 1: Anatocismo: le origini – Articolo 2: Anatocismo: primi fermenti

Articolo 3: Anatocismo: la Legge 108/96 – Articolo 4: Anatocismo: anni ’90

Articolo 5: Anatocismo: il nuovo millennio

Vi invitiamo inoltre a contattarci per scoprire com’è semplice ottenere una prima verifica contabile per determinare se il proprio strumento finanziario è viziato da irregolarità e, soprattutto, cosa si può ottenere in termini pratici ed economici.

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