Anatocismo: anni ’90

L’introduzione della Legge 108/96, Disposizioni in materia di usura (vedere articolo precedente: Anatocismo: la Legge 108/96), ha prodotto un significativo fermento all’interno delle imprese italiane, rendendo la fine degli anni ’90 un fertile ricettacolo di iniziative mirate all’accertamento di tutti quei meccanismi messi in atto dalle banche per la determinazione degli interessi, soprattutto nei conti correnti affidati e nei mutui.

Tutto quello che per tanti anni aveva rappresentato una normale consuetudine bancaria, veniva adesso messo in discussione da una Legge che potenzialmente poteva rappresentare il classico spartiacque tra due mondi diversi.

In effetti, anche se la Legge aveva finalmente affrontato il preoccupante tema dell’usura con una serie di risoluzioni decise e la modifica di due articoli chiave del codice civile e penale, rimanevano, come sempre accade nella promulgazione e relativa applicazione di nuove leggi, delle sfaccettature che prestavano il fianco alle inevitabili interpretazioni giurisprudenziali.

Proprio a causa delle prime controversie in materia di anatocismo, la Suprema Corte di Cassazione si pronuncia con la Sentenza n. 2374 del 16.3.1999, declassando gli usi bancari alla base dell’anatocismo, da normativi – come erano stati considerati fino a quel momento – a negoziali.

Le cosiddette norme bancarie uniformi predisposte dall’ABI, in forza delle quali le banche praticano la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori e annuale di quelli creditori, hanno “natura di usi negoziali” ex art. 1340 c.c., e non di “usi normativi” a cui fa riferimento l’art. 1283 c.c., con la conseguenza che va dichiarata la nullità delle clausole contrattuali anatocistiche, per violazione dell’art. 1283 c.c.“.

Per contro, il D.Lgs. n. 342 del 4.8.1999, passato poi alle cronache con l’impopolare nome di Decreto Salva-Banche, va a modificare l’art. 120 del T.U.B. (Testo Unico Bancario) e demanda al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (C.I.C.R) le modalità e i criteri per la produzione di interessi su interessi sulle operazioni bancarie.

Ed anche se introduce l’adeguamento di una pari periodicità degli interessi a debito e a credito (con conseguente modifica al TUB) prevedendo, in difetto di adeguamento, l’inefficacia delle clausole (fatta valere solo dal cliente), passa alla cronaca per aver ratificato una ingloriosa sanatoria delle clausole anatocistiche, stipulate sino a quel momento nei contratti bancari.

Tornando alla Legge 108/96, occorre sottolineare un’altro aspetto importante che ha instaurato sin da subito forti elementi di discrezionalità e cioè l’istituzione dei famigerati tassi soglia il cui compito, nel rispetto della menzionata Legge 108/96, viene svolto dal Ministro del Tesoro, sentita la Banca d’Italia.

Nella fattispecie, questo compito si riconduce alla mera rilevazione del tasso medio del mercato del credito che però, presentando sul mercato valori assai differenziati in funzione della tipologia del credito stesso, viene stabilita con riferimento a ciascuna delle categorie appositamente classificate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentita sempre la Banca d’Italia.

E qui già si sono create delle apprezzabili zone grigie in cui gli Istituti Bancari (che ricordiamo detengono la maggioranza di BankItalia) possono districarsi con relativa facilità di movimento (a tale scopo può risultare utile guardare con attenzione le attuali 25 soglie).

L’apoteosi però culmina con i criteri applicativi per la determinazione dei tassi.

Tutti quegli spazi tecnici che la legge non definisce, in quanto di comune impiego in materia finanziaria, sono stati riempiti dalla Banca d’Italia con delle forzature logico-concettuali che, travisando lo spirito stesso della legge, hanno introdotto ampi spazi di flessibilità entro i quali esercitare una vera e propria gestione dei limiti d’usura.

Senza scomodare complicati calcoli di matematica finanziaria, basti solo pensare che per tanti anni le commissioni di massimo scoperto (peraltro poi rese finalmente illegali) sono state sistematicamente escluse dalla determinazione del tasso di rilevazione, grazie ad una serie di istruzioni che periodicamente BankItalia elargiva agli operatori economici.

Per fortuna, come vedremo più avanti, anche su questa singolarità tipica del nostro sistema economico si esprimerà (anche se con molto ritardo) la Suprema Corte di Cassazione.

In attesa dell’articolo successivo, potete consultare gli articoli precedenti all’interno del Blog GMedia:

Articolo 1: Anatocismo: le origini

Articolo 2: Anatocismo: primi fermenti

Articolo 3: Anatocismo: la Legge 108/96

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