Mutuo per la casa: trappola per topi…

La polemica di questi ultimi giorni, su quella che potrebbe essere definita una triste trappola per topi, inizia a dare qualche frutto. A seguito del discusso decreto legislativo al vaglio della Commissione Finanze per recepire la direttiva UE 17/2014 sul credito bancario (vedere il nostro precedente articolo), sono infuriate le proteste delle associazioni di categoria e anche di diversi parlamentari (in prevalenza M5S, ad onor del vero).

Nelle ultime quarantotto ore infatti il dissenso ha preso una piega decisamente animata, iniziando dal blocco del corridoio davanti alla Commissione, continuando con gli striscioni sotto l’ufficio della Presidenza fino ad arrivare all’esposizione di cartelli durante la diretta tv del Question Time.

Ma grazie a queste vibrate contestazioni, costate tra l’altro la sospensione a undici deputati del Movimento Cinque Stelle, la Maggioranza parlamentare si è vista costretta a correggere il tiro, applicando delle modifiche che sono state presentate, nel corso di una conferenza stampa, da Giovanni Sanga (relatore del provvedimento), Ettore Rosato (capogruppo del Pd) e Michele Pelillo (capogruppo in Commissione Finanze).

La nuova formula del decreto legislativo prevede adesso che le banche potranno entrare in possesso della casa ipotecata dopo il mancato pagamento di 18 rate di mutuo, anche non consecutive (in precedenza erano solo sette), e questa clausola è facoltativa nel senso che la banca non “dovrebbe” obbligare il contraente a sottoscriverla; usiamo il condizionale poiché nella realtà sappiamo perfettamente quali sono i ruoli in campo e difficilmente il contraente di un mutuo potrà entrare in merito alle condizioni da firmare alla banca, al momento della richiesta di un finanziamento.

Quantomeno, questa clausola non potrà avere una valenza retroattiva (e qui stava uno dei maggiori motivi di scontro) e quindi essere applicata ai contratti già in essere, neanche in caso di surroga.

Inoltre, il tanto criticato patto commissorio “dovrebbe” (scusate è più forte di noi) essere sostituito dal più equo patto marciano, che invece di consegnare l’immobile tout court, direttamente nelle mani dell’istituto bancario creditore, permette di avere la restituzione delle somme in eccedenza tra la vendita del bene e l’estinzione del debito residuo. In ogni caso, col patto marciano la consegna del bene estingue definitivamente il debito stesso, a prescindere dal valore dell’immobile e/o dal suo prezzo di realizzo.

Naturalmente i fautori di questo dlgs (ABI in testa) rincarano la dose sottolineando che in questo modo “si evita la procedura giudiziaria, con conseguenti risparmi di spesa per il cittadino, e il deprezzamento del bene immobile“.

Di certo rimane ancora qualche dubbio sulla reale possibilità di contenzioso in caso di dichiarazione di inadempienza non condivisa dalle parti, ma anche sulle valutazioni degli immobili che dovrebbero essere effettuate da un perito indipendente nominato dal tribunale, piuttosto che dalle banche. Inoltre tutta la procedura dovrebbe essere monitorata da un organismo super partes ed alcuni hanno già ipotizzato il nome di Bankitalia, la cui composizione societaria/azionaria però la dice lunga sul suo grado di neutralità.

Per concludere, va rilevato che si tratta di modifiche importanti all’impianto del provvedimento, che vanno però ancora messe nero su bianco anche se, a detta della Maggioranza che li proporrà in Commissione Finanze (alla Camera come al Senato), sono stati già vagliati dal Governo, che quindi sarebbe pronto ad accoglierli e a renderli definitivi.

L’unica questione che ancora non si è affrontata e che riserva un fastidioso retrogusto, è quella relativa ai potenziali conflitti d’interesse degli istituti di credito che da un lato andrebbero a vendere gli immobili in garanzia (tra l’altro mediante le loro neonate reti di consulenza immobiliare, vedi Unicredit e Intesa-Sanpaolo) e dall’altro potrebbero acquistarli attraverso società d’intermediazione (sempre del gruppo) a prezzi nettamente inferiori per poi rivenderli a prezzi di mercato, con la possibilità di realizzare, quindi, significative plusvalenze. Occorre sapere infatti che, grazie ad una “fortuita” coincidenza, una nuova forma sulla garanzia di Stato applicata alle cartolarizzazioni prevede, da oggi in poi, solo un’imposta sostitutiva di 200 euro fisse in alternativa alla vecchia imposta di registro del 9%, che di fatto agevolerà le banche che entreranno in possesso degli immobili e tutti gli acquirenti in asta che poi rivenderanno il bene entro i successivi 24 mesi.

D’altronde, non è che si può avere tutto…

Per approfondire l’argomento Vi invitiamo a contattare uno dei nostri consulenti; magari potreste scoprire che il vostro mutuo è viziato da irregolarità e cosa si può ottenere dalla banca in termini pratici ed economici.

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